Archeologia: workshop sulla gestione dei dati archeologici in Sicilia

CATANIA 19 giugno 2026 – Si è svolto, nel Refettorio piccolo delle Biblioteche Riunite “Civica e Ursino-Recupero”  il workshop intitolato “La gestione dei dati archeologici in Sicilia. Soprintendenze a confronto tra sistema regionale e piattaforma nazionale”. L’incontro è stato promosso dalla Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Catania, dalla Cattedra di Metodologie della ricerca archeologica e dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR, per affrontare il tema della crescita esponenziale dei dati archeologici prodotti dagli scavi programmati e d’emergenza, un fenomeno che rende ormai necessarie strategie condivise di standardizzazione e informatizzazione, anche alla luce delle nuove normative sull’archeologia preventiva.

L’importanza del confronto è stata sottolineata dalla partecipazione dei massimi vertici delle istituzioni coinvolte. Per il Ministero della Cultura sono intervenuti il Capo di Gabinetto, Valentina Gemignani, il Capo Dipartimento per la Tutela, Luigi La Rocca, la Direttrice dell’Istituto Centrale per l’Archeologia, Mirella Serlorenzi, e la Direttrice della Sezione II della Direzione generale Archeologia, Teresa Elena Cinquantaquattro. La Regione Siciliana è stata presente con l’Assessore ai Beni Culturali, Francesco P. Scarpinato, e con il Dirigente generale del Dipartimento, Mario La Rocca. Al tavolo dei relatori hanno preso parte inoltre la direttrice del CRICD e gli archeologi operanti nelle strutture territoriali dell’isola, delegati a parlare dai rispettivi soprintendenti siciliani per portare nel dibattito l’esperienza diretta e le esigenze degli uffici locali, moderatore del focus il prof. Daniele Malfitana, Direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici Università di Catania. “Come istituto di ricerca e università – dichiara Daniele Malfitana – promuoviamo questa sinergia tra istituzioni perché siamo convinti che la formazione e la ricerca che facciamo nelle nostre università si sostanzia di dati, informazioni che vengono prodotte giornalmente dai tanti colleghi che operano nelle Soprintendenze, nazionali e regionali, dal mondo accademico che opera con concessioni di scavo rilasciate dalla Regione e dal Ministero, e perché, soprattutto, se venissero meno questi dati, rischierebbe di crollare anche il meccanismo che alimenta la formazione e la specializzazione. Insomma, senza dati, l’intero ciclo che unisce tutela, conoscenza e valorizzazione rischia di bloccarsi».

Nel corso del workshop è emersa con forza anche un’ulteriore e urgente necessità da parte della Regione Siciliana: quella di procedere a nuove assunzioni di archeologi all’interno dell’amministrazione. È stato infatti evidenziato come l’imminente pensionamento di gran parte del personale in servizio rischi di svuotare gli uffici, creando un pericoloso vuoto generazionale. Senza un tempestivo inserimento di forze fresche, i giovani archeologi non avranno la possibilità di beneficiare di un adeguato passaggio di consegne, disperdendo così un patrimonio fondamentale di competenze e memoria storica interna accumulato dalla vecchia generazione di funzionari.

Il fulcro del dibattito ha riguardato l’integrazione dei diversi sistemi di catalogazione. A livello nazionale, il Ministero della Cultura, attraverso l’Istituto Centrale per l’Archeologia (ICA), ha infatti sviluppato il Geoportale Nazionale per l’Archeologia come modello di gestione integrata dei dati. La Sicilia, tuttavia, in virtù della sua autonomia a statuto speciale, si discosta da questo quadro: nell’isola la standardizzazione delle informazioni e il loro coordinamento centralizzato passano attraverso il CRICD (Centro Regionale per l’Inventario, la Catalogazione e la Documentazione), con il diretto coinvolgimento delle dieci Soprintendenze regionali. L’obiettivo del workshop è stato quindi quello di favorire un dialogo efficace tra il sistema regionale siciliano e quello nazionale dell’ICA, così da ottimizzare i processi gestionali e offrire a tutti gli utenti, a partire dalla comunità scientifica, una visione unitaria e completa del dato archeologico, considerata indispensabile per qualsiasi ricostruzione storica coerente del territorio.

RoAn