Assemblea dei Soci CDO Sicilia: amicizia operativa e intelligenza collettiva
Catania – Nella suggestiva cornice del Sal Spazio Avanzamento Lavori si è rinnovato l’appuntamento annuale dell’assemblea dei soci Compagnia delle Opere Sicilia, un’occasione preziosa per riunirsi e scambiarsi opinioni sul proprio lavoro. Il focus dell’evento si racchiude in due parole che sono molto più di semplici definizioni: amicizia operativa e intelligenza collettiva, concetti che raccontano il modo di fare impresa, di collaborare e di crescere nella CDO Sicilia come comunità. Tra conferme, sguardi sul futuro e nuove prospettive, la serata prevista nella giornata del 10 aprile è stata arricchita da dieci interventi “call to speech” dei soci CDO Sicilia che hanno condiviso il senso di appartenenza e la forza di questa rete.
Il presidente di CDO Sicilia Salvatore Motta, giunto al suo terzo anno di mandato, introducendo i lavori ha spiegato che: << l’amicizia operativa per noi di Compagnia delle Opere è l’amicizia che si va a sviluppare all’interno del nostro lavoro. L’intelligenza artificiale connette dati, mentre l’intelligenza collettiva connette persone. Viviamo in un’epoca in cui si parla continuamente di strumenti straordinari capaci di ottimizzare i processi, ma l’intelligenza artificiale non può condividere il rischio né assumersi una responsabilità. La nostra intelligenza collettiva, invece, si alimenta di esperienza condivisa. Se crescono le relazioni, cresce il valore che ciascuno di noi è in grado di esprimere». La direttrice di Cdo Sicilia Claudia Fuccio ha chiarito nel corso dell’evento che: <<ci sono cose che non entrano in bilancio, ma che cambiano il destino di un’impresa, all’𝐀𝐬𝐬𝐞𝐦𝐛𝐥𝐞𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐒𝐨𝐜𝐢 𝐂𝐃𝐎 𝐒𝐢𝐜𝐢𝐥𝐢𝐚, questo è stato evidente. 𝐃𝐢𝐞𝐜𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢. Dieci modi diversi di interpretare un’idea comune: l’𝐚𝐦𝐢𝐜𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚. Noi abbiamo portato una riflessione su un aspetto spesso invisibile: 𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐫𝐚𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐚. Ma è stato solo uno dei tasselli. Perché il valore vero è emerso proprio da un’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 che nasce quando esperienze diverse si mettono in dialogo. Infatti, all’interno di CDO Sicilia non esiste un’impresa isolata. Esistono sistemi: filiera energia, agroalimentare… e, tra queste, anche la filiera agricola e agroindustriale. La nominiamo perché è uno degli ambiti in cui siamo coinvolti più da vicino. Ma al suo interno non siamo soli – continua Claudia Fuccio – Accanto a noi ci sono aziende, tecnici, produttori, trasformatori. Ognuno con un ruolo diverso, ma tutti dentro lo stesso percorso. Ed è qui il cuore di ciò che abbiamo condiviso venerdì: le relazioni non sono un concetto astratto, ma uno strumento operativo. L’Assemblea di CDO Sicilia rimane un momento che, ogni anno, regala qualcosa di nuovo. Ci ricorda che non stiamo camminando da soli… e questo, per chi fa impresa, non è scontato. Oggi Cdo Sicilia è percepita in modo diverso: più credibile, più concreta, più utile. La domanda che ci poniamo non è più quali eventi fare o quali occasioni creare, ma come trasformare più in generale questa rete, che sta diventando un vero e proprio ecosistema di realtà imprenditoriali, in opportunità di sviluppo vero. Per questo abbiamo scelto di non aggiungere teoria a questa assemblea, ma di dare spazio a chi vive quotidianamente l’esperienza dell’impresa >>.
Nel corso della serata a dare sostanza a questa visione imprenditoriale sono state le voci dei dieci relatori, protagonisti dell’evento. Giovanni Riccioli (Studio Legale La Pergola Riccioli), la Cdo è diventata una vera e propria «culla di importanti e duraturi legami amicali oltre che professionali», un concetto ripreso da Riccardo Priolo (Enerklima), che ha ricordato come, davanti alle odierne sfide e instabilità, «nessuna impresa può affrontare da sola una trasformazione così complessa come quella in atto a livello globale». È un percorso che genera un impatto reale: come evidenziato da Nino Di Cavolo (SiciliaFiera), «quando le imprese fanno rete in modo autentico, non cresce solo il singolo: cresce un intero territorio». Questo si traduce, per Antonio Munafò (Emmequadro Ingegneri), nella necessità di «trasformare l’appartenenza associativa in relazioni, fiducia, crescita e visione d’impresa». Un’appartenenza che si fa prassi quotidiana, tanto che per Attilio Parisi (Plurimpresa) «la sinergia non è uno slogan, ma un metodo di lavoro». Per Mirko Domanti (Etna Digital Academy) si manifesta nel «condividere il pane del nostro lavoro, delle nostre imprese, della nostra vita». Per Armando Crispino (Studio Commerciale Crispino) queste relazioni rappresentano «un’infrastruttura invisibile» che genera «decisioni che cambiano davvero la traiettoria» pur non comparendo a bilancio. Per Filippo D’Amico (Centocinquanta) la certezza è che «fare impresa bene significa anche investire in relazioni autentiche». Perfino nel campo tech e digitale il fattore umano resta centrale: Francesco Perticone (AssicuraPoint) ha invitato a «usare l’innovazione non per diventare più efficiente, ma per diventare più umana» liberando tempo per gli incontri veri. Per Flavio Tutino (M2D Technologies) ha concluso ribadendo che, in un mondo in rapida evoluzione tecnologica, «il vero vantaggio competitivo non sarà avere strumenti migliori, ma costruire reti migliori».RoAn


















