“De Felice meets Wine Makers”: storie di vino, passione con i protagonisti della viticoltura siciliana

CATANIA – Una serata tra storie di vino, passione e riscatto territoriale ha unito l’Istituto “De Felice-Olivetti” e i protagonisti della viticoltura siciliana. Al centro della quarta edizione di “De Felice meets Wine Makers”, il potere rigenerante dei “vini muffati”. Nell’aula magna dell’Istituto “De Felice Giuffrida – Olivetti”, sabato 25 ottobre, si è respirata un’aria di rinascita. La quarta edizione di “De Felice meets Wine Makers”, dedicata a “Il riscatto di un territorio: la rinascita attraverso i vini muffati“, ha trasformato una conferenza in un ponte ideale tra i banchi di scuola e le vigne di un’isola in fermento.

A introdurre i lavori è stato il prof. Danilo Trapanotto, docente dell’Istituto e presidente dell’ONAV (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino), che ha illustrato la struttura dell’incontro, articolata in due fasi: la prima dedicata alle testimonianze dei produttori siciliani, la seconda riservata all’intervento della scrittrice Christel De Lassus, docente presso l’Università Gustave Eiffelstorica della moda e del lusso, dedita alla documentazione e al racconto di donne che abbiano saputo imprimere una svolta nei loro campi. Ad aprire i lavori, la dirigente scolastica Anna De Francesco ha sottolineato il valore di un dialogo concreto tra scuola e impresa: “Quando la scuola riesce a valorizzare le eccellenze del territorio, il risultato è una crescita per tutti”, ha affermato, ringraziando il prof. Danilo Trapanotto, docente e presidente ONAV, ideatore e moderatore dell’evento. Le Voci della Rinascita: Dall’Etna alla Sicilia. Il racconto è partito dai produttori, veri artefici di questo “riscatto”. Marika Mannino, direttrice della Strada del Vino dell’Etna, ha lanciato un appello diretto agli studenti: “Oggi il turismo si fa con l’enogastronomia. Il vino è una porta d’accesso al territorio”, annunciando la piena disponibilità delle aziende ad accogliere i giovani per tirocini formativi.

Angelo Iuppa, viticoltore etneo, ha dipinto il quadro di una rivoluzione: “In 25 anni il marchio Etna DOC è esploso, trainando anche l’interesse turistico. Stiamo aprendo un resort di alto livello, dove le competenze dei giovani saranno fondamentali”. Ma la rinascita non ha un solo volto. Beniamino Fede, da Licodia Eubea, ha invitato a guardare oltre il vulcano: “Non concentriamoci solo sull’Etna. Anche i vini del Ragusano hanno una storia e un valore da raccontare”. Pietro Di Giovanni, da Mazara del Vallo, ha messo in luce l’unicità del modello produttivo etneo, basato sulle “contrade”, ma ha soprattutto esortato i ragazzi: “L’inglese è fondamentale, ma lo è ancora di più l’empatia. L’enoturismo è un incontro umano”. A chiudere il cerchio, Giusi Calcagno ha definito l’Etna “una comunità di persone”. Grazie ai percorsi PCTO, molti studenti hanno scoperto una professione: “Il vino offre ai giovani la possibilità di restare. Serve passione e la capacità di trasformare un sogno in realtà”.

L’Esempio senza tempo: Joséphine, la donna che inventò un mito. La seconda parte della serata ha regalato un’ispirazione senza confini, con la storia di Joséphine d’Équim, raccontata dalla scrittrice e docente francese Christel De Lassus, autrice del romanzo “Joséphine d’Équim, La ragazza delle meraviglie”. Rimasta vedova a vent’anni durante la Rivoluzione Francese, Joséphine fu arrestata due volte ma non smise mai di lottare per le sue vigne. Fu lei a intuire il segreto degli acini attaccati dalla “muffa nobile” (Botrytis cinerea), selezionandoli uno a uno per creare uno dei vini più celebrati al mondo: lo Château d’Yquem. Visionaria, fu anche la prima a comprendere il potere di un’etichetta, un vero atto di marketing ante litteram.

“Joséphine è una pioniera dell’imprenditoria femminile”, ha spiegato De Lassus, “perché seppe innovare e comunicare, restando fedele alle sue radici”. Scommettere sui giovani per costruire il futuro. La riflessione finale è stata affidata alla prof.ssa Agata Matarazzo dell’Università di Catania, che ha tracciato un parallelo tra la storia di Joséphine e la missione della scuola: “Così come lei scommise sull’eccellenza, noi scommettiamo sui nostri studenti. Per essere protagonisti servono passione, competenze e la capacità di comunicare ciò che si ama”.

La serata si è conclusa come era iniziata: all’insegna del gusto e della convivialità, con una degustazione di vini offerta dai produttori locali. Un brindisi collettivo a una Sicilia che, attraverso il vino, la scuola e la passione delle sue persone, scrive ogni giorno una nuova pagina di futuro.

RoAn