Festa di Sant’Agata, Pellegrino: «La Patrona è del popolo, non dei salotti buoni: stop a passerelle d’élite e porte chiuse ai catanesi»
CATANIA – «Sant’Agata appartiene al popolo e alla devozione autentica della nostra città, non ai salotti buoni, all’alta borghesia o ai circoli ristretti del potere. Quello a cui abbiamo assistito in questi giorni per il 900enario del ritorno delle reliquie da Costantinopoli è l’ennesimo schiaffo alla dignità dei catanesi e al vero significato della fede cristiana».
A dichiararlo con fermezza è Riccardo Pellegrino, vicepresidente vicario del Consiglio Comunale di Catania ed esponente di Sud chiama Nord, intervenendo con forza sul clima di tensione e sulle scelte che hanno caratterizzato le celebrazioni agatine di agosto.
«La storia ci insegna che Agata rinunciò a ogni agio, sfarzo e ricchezza materiale per farsi serva di Cristo e stare dalla parte dei più deboli. Oggi, invece – incalza Pellegrino – assistiamo a un’ostentazione continua e a gesti istituzionali del tutto inopportuni, come il bacio al teschio della Santa da parte del Sindaco, trasformato in una passerella stonata e distante dal rispetto sacro dovuto a una reliquia. Ognuno si assuma le proprie responsabilità, a partire dai vertici della Diocesi: a cosa servono le parole e le omelie dal pulpito se poi si permette che la fede diventi un palcoscenico per pochi eletti? Da credente e battezzato ho scelto di non prendere parte a queste dinamiche per non avallare una deriva che nulla ha a che fare con l’umiltà e la semplicità della nostra Patrona».
Pellegrino, da sempre in prima linea a contatto con le famiglie e le fasce deboli attraverso il lavoro quotidiano nei patronati, punta il dito sulla gestione dell’accesso al centro storico:
«I catanesi non sono comparse da tenere dietro le transenne o trattare come pecore. Blindare Piazza Duomo e contingentare gli ingressi significa calpestare la dignità di chi vive le difficoltà reali e vede nella Santa l’unico conforto. Si continua a dividere Catania in due: da una parte le passerelle in centro, dall’altra i quartieri popolari trattati sistematicamente come periferie di serie C, abbandonati all’incuria, dove l’assenza delle istituzioni alimenta disagio sociale e dispersione».
Da qui la proposta concreta e l’appello lanciato dal vicepresidente vicario insieme al gruppo consiliare:
«In un momento storico drammatico, tra guerre nel mondo e famiglie che faticano a fare la spesa, serve un cambio di rotta radicale. Lancio una proposta chiara: nel 2027 la Festa di Sant’Agata si celebri con totale sobrietà. Niente sprechi, stop a luminarie sfarzose, fuochi d’artificio faraonici e all’esibizione di pizzi e merletti. Si dia spazio esclusivamente alla preghiera, alla devozione sincera e alla processione. I fondi risparmiati da Comune e Diocesi vengano interamente destinati ai quartieri popolari, a cominciare da San Cristoforo e Librino, per finanziare servizi sociali, sicurezza, presidi per i ragazzi e lavoro. È questo che avrebbe voluto Agata: stare accanto a chi soffre e dare una speranza di rinascita a tutta la nostra comunità».
