La Santuzza d’Agosto: Fede e Tradizione nella Catania Estiva
Catania – La città del “Liotru”, vive nel cuore di agosto un momento di fede autentica e identità collettiva con i festeggiamenti in onore di Sant’Agata. Sebbene la celebrazione principale avvenga in febbraio, il 17 agosto la città ricorda con commozione il ritorno delle reliquie della Santa dopo 86 anni di esilio a Costantinopoli, avvenuto nel 1126. Questa ricorrenza, nota come “Mezz’Agosto”, ha un carattere più intimo e spirituale rispetto ai fasti delle giornate invernali, ma non per questo meno sentita dalla comunità catanese.
Le celebrazioni iniziano il 16 agosto con l’esposizione del Velo di Sant’Agata nella Basilica Cattedrale, reliquia carica di storia e simbolo di protezione per la città 2. Il 17, dopo una Messa solenne, una processione serale percorre le vie del centro con il busto reliquiario, creando un’atmosfera di profonda partecipazione emotiva. È un’occasione per i tanti catanesi emigrati di tornare e rinsaldare il legame con le proprie radici, ma anche un invito per i visitatori a scoprire il volto più meditativo e autentico del culto per la “Santuzza”. In un periodo estivo ricco di eventi come il Catania Summer Fest, che offre concerti e spettacoli 16, la festa di Sant’Agata d’agosto rappresenta un momento di pausa riflessiva e intensa devozione, cuore pulsante di una città che onora la sua patrona con una fede che non conosce tramonti. La processione serale del 17 agosto, seppur più breve e raccolta rispetto al maestoso giro di febbraio, si snoda attraverso le vie del centro storico illuminate da una luce calda e suggestiva. Il busto reliquiario avanza lentamente, accompagnato dalle preghiere e dai canti dei fedeli, che riempiono l’aria di una solennità toccante. In questo contesto, il legame tra la città e la sua patrona si fa palpabile, quasi tangibile, un filo invisibile che unisce secoli di storia, fede e tradizione. Mentre febbraio offre uno spettacolo di folla e fuochi d’artificio, agosto regala attimi di silenzio e raccoglimento, dove il singolo fedele può sentirsi più vicino che mai alla sua protettrice. È in queste occasioni che il carattere profondamente identitario della festa emerge in tutta la sua forza: Sant’Agata non è solo una santa, ma un simbolo di resilienza, un faro di speranza e un’eredità che i catanesi custodiscono con orgoglio e amore. Anche per i visitatori, assistere a queste celebrazioni significa immergersi in un’esperienza autentica, lontana dai percorsi turistici convenzionali, per scoprire l’anima più vera e sincera di Catania. Una città che, nonostante il passare del tempo, continua a stringersi intorno alla sua giovane martire con la stessa devozione di sempre. (R. Arena)
Omelia del 17 agosto 2025 per la festa della traslazione delle reliquie di Sant’ Agata: Carissimi fratelli e sorelle, all’alba del 17 agosto di ottocentonovantanove anni fa, un grido di gioia, secondo una attestata tradizione, si diffondeva nella nostra città: le reliquie di Sant’ Agata tornavano a Catania, era finalmente possibile venerare la santa catanese di cui era rimasta viva la memoria nonostante per più di un secolo la vita cristiana fosse stata mortificata, ma non cancellata. Il legame tra Agata e Catania non si era interrotto, ma da quel 17 agosto del 1126, si è ravvivato. Questo legame non va vissuto mai automaticamente, ma va’ sempre purificato, rinnovato, attualizzato. Va’ purificato da tutto ciò che lo inquina: la nostra superficialità, il relegare la sua devozione e il richiamo al suo esempio solo ad alcuni giorni dell’anno e poi rinchiuderla non nella cammarredda, ma nel dimenticatoio di una vita che non si lascia scalfire dalla sua testimonianza di fede. Va purificato da tutto ciò che è indegno di lei, come ad esempio quanto avvenuto quando alcuni hanno osato mescolare il loro nome, carico di un malaffare da cui preghiamo Sant’ Agata che si convertano, con una candelora, che ricordiamo, è un segno di fede da rispettare. Il legame con Sant’ Agata va rinnovato con una la preghiera autentica e un impegno di vita cristiana più coerente. Infine va attualizzato, perché ogni tempo storico ci chiede di rendere ragione della nostra fede, ed attuale non è semplicemente l’appuntamento puntuale con la Messa dell’aurora o le processioni del busto reliquiario: è quello che fa i conti con le nostre responsabilità che, come cristiani illuminati dall’esempio di sant’ Agata, non possiamo non prenderci. Di responsabilità, di tempo attuale, di pace, ci parla oggi il Vangelo, quella stessa parola che la giovane Agata avrà ascoltato tante volte nella celebrazione dell’Eucarestia. Tre espressioni di Gesù oggi richiamano in particolare la nostra attenzione.
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra: e quanto vorrei che fosse già acceso!» (Lc 12,49). È il desiderio di Cristo che si guarda attorno, allora come oggi, e ci dice che la sua Parola e la salvezza sono come un fuoco destinato a riscaldare il gelido indifferentismo umano e ad illuminare il buio causato dall’egoismo. Il fuoco è contagioso e divampa, e Cristo lancia dal suo cuore quasi un grido che vuole sia accolto dal nostro cuore. Quel fuoco d’amore che è divampato sulla terra ha trovato nei santi e in sant’Agata l’accoglienza di chi si è lasciato infiammare. Lo stesso battesimo di cui parla Gesù è la sua morte e risurrezione, e da esso si sono lasciati contagiare i santi come Agata. Cosa è stato il martirio di sant’ Agata se non un “bruciare d’amore” come Cristo, per illuminare anche noi oggi, a distanza di secoli? La luce di quella fiamma riverbera ancora oggi, e ci chiede: «Ma ti stai lasciando infiammare dal fuoco che Cristo è venuto a portare sulla terra?» Quel fuoco si chiama fede, si chiama carità, si chiama speranza; quel fuoco si chiama desiderio di bene e di pace.
Abbiamo anche ascoltato una frase di Cristo che risuona in forma di interrogativo: «Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, vi dico, ma divisione» Lc 12, 51. Queste parole hanno bisogno di chiarimento perché possiamo confonderle con la conflittualità, tante volte facilmente legittimata, che agita il mondo e che vediamo sorgere nelle relazioni di ogni tipo, familiari, sociali, politiche e persino ecclesiali, e dico persino perché la Chiesa dovrebbe essere una scuola di pace e di concordia. La divisione di cui parla Gesù Cristo è quella fra chi segue la strada delle beatitudini, della mitezza, della pace, tracciata da Cristo, e chi invece nella vita sceglie altro. Ai tempi di sant’ Agata molte famiglie vivevano una divisione al loro interno a causa della fede, perché uno sceglieva di essere cristiano, mentre i suoi parenti lo avversavano e arrivavano persino ad ucciderlo, così come accadde per Santa Barbara di Nicomedia, che secondo una tradizione fu uccisa dal suo stesso padre. Mi ha colpito un episodio della vita del beato Piergiorgio Frassati, in cui suo padre Alfredo si lamentò con il parroco perché aveva visto che Piergiorgio recitava il rosario prima di addormentarsi, e il sacerdote per tutta risposta gli disse: «Cosa vuoi, che si addormenti con accanto un romanzaccio?» È la divisione fra Quinziano, Afrodisia da una parte ed Agata dall’altra. È quella che vediamo quando c’è chi sceglie la strada della legalità, come la giovane eroina siciliana Rita Atria, che prese le distanze dal modo di agire della sua famiglia e collaborò con il giudice Borsellino. Quante persone ripudiano un modo di fare discutibile, e per questo vengono segnate a dito ed escluse: si crea una divisione, che se da alcuni viene vissuta con violenza, da chi è sempre pronto a ricorrere alla corruzione e alle armi, nei santi martiri trova risposta nella mitezza e nella giustizia. E noi, da che parte siamo in questa contrapposizione tra Cristo e chi continua a seguire il maligno?
Infine Gesù ci pone una ulteriore domanda: «Sapete valutare giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete valutarlo?» (Lc 12, 56). Questo tempo storico ci pone degli interrogativi, soprattutto su come pensare il nostro futuro, su come ad esempio valutare la pace, se come una trattativa che umilia o come una soluzione equa per tutti; che ci porta a considerare quanto vale una persona o che sia prigioniera nei tunnel scavati da Hamas, o sotto le bombe a Gaza e nel disastro umanitario che lì si sta consumando, o nel conflitto in Ucraina e in tante parti del mondo. Questo tempo pone grandi interrogativi di fede ed etici, anche per quanto riguarda la fede nelle nostre famiglie, lo sviluppo, le povertà, la dignità e la cura della vita morente; pone interrogativi anche per la nostra Catania: penso alla responsabilità che come cittadini abbiamo nel renderla pulita, sicura e accogliente. Sant’ Agata ha saputo giudicare il tempo in cui era urgente dare testimonianza a Cristo e non si è tirata indietro. Anche noi vogliamo fare come lei! È tempo di una testimonianza cristiana più coerente e verace. È tempo di aiutare la nostra città e i nostri quartieri a risorgere. È tempo di dare uno sviluppo nuovo al volontariato che si prenda cura dei più fragili e di impegnarsi in una politica che abbia a cuore la concordia per affrontare i problemi. Noi agiamo in base a ciò che sentiamo dentro, e oggi vogliamo riascoltare le motivazioni che hanno portato sant’Agata a testimoniare Gesù Cristo. Sant’Agostino diceva che noi agiamo sempre in base a ciò che ci piace di più (delectatio victrix): che ci piaccia di più ciò che piace a Dio, ciò che ci rende graditi a lui, così come è stato sant’ Agata. Così saremo anche sicuri di fare ciò che è bene per gli altri, nostri fratelli in Cristo.
Rossana Arena/ RoAn/ Rosaria Foti (foto e interviste in esclusiva sulla pagina dedicata alla festa di Sant’Agata di CuboNews.it)

Importante il discorso alla città al termine della processione delle reliquie che Mons. Luigi RENNA, Arcivescovo di Catania ha rivolto ai cittadini e autorità presenti: “distinte autorità, carissimi fratelli e sorelle, al termine di questa giornata nella quale abbiamo fatto memoria e ringraziato il Signore per gli ottocento novantanove anni del ritorno delle reliquie di sant’Agata a Catania, in quella memoria liturgica che viene denominata traslazione, vi annuncio con gioia che ho chiesto alla Penitenzieria Apostolica, l’organo della Santa Sede preposto dal Santo Padre per le celebrazioni giubilari, che in occasione del nono centenario della traslazione delle reliquie della nostra santa, nel 2026, sia proclamato un anno giubilare agatino per l’arcidiocesi di Catania. Ho già ricevuto risposta positiva: l’anno giubilare inizierà l’11 gennaio prossimo, festa del Battesimo del Signore e proseguirà fino al 18 agosto del 2026, giorno della Dedicazione della Cattedrale. Il fulcro dei festeggiamenti saranno le due date delle festività del 4-5-6 febbraio, nelle quali interverrà sua Eminenza il cardinal Mario Grech, Segretario del Sinodo universale, di origine maltese, la grande isola a noi vicina che ha come patrona secondaria sant’Agata. E poi, ho chiesto che il Santo Padre invii un legato pontifico con un suo personale messaggio per i festeggiamenti del 16 e 17 agosto del 2026, nei quali faremo commemorazione dell’arrivo delle reliquie di sant’Agata a Catania. La lettera del vescovo Maurizio, che le accolse in questa giornata nel 1126, ci dice che egli stesso andò incontro a sant’Agata a piedi nudi e con una veste bianca, con i segni cioè della penitenza e con il desiderio della vita nuova: un forte richiamo alla veste battesimale che dobbiamo tenere sempre pura e senza macchia per presentarla così al Signore, ricca solo di carità. Quel gesto del mio predecessore vescovo, che trova riscontro nell’abito che voi devoti indossate, il sobrio sacco bianco con il copricapo di colore nero, ci dice che il vero fulcro dei festeggiamenti di sant’Agata è il nostro cuore. È il nostro cuore l’altare da cui sale l’incenso della nostra preghiera e dell’amore a Dio, di una vita impegnata nella carità, che ama il prossimo come sé stesso. L’anno giubilare agatino, come questo anno 2025, ci viene dato per cambiare i nostri cuori. Durante questo anno saranno tante le iniziative che non solo il Comitato di sant’Agata, ma anche quello diocesano che sarà reso noto il 1°settembre, organizzeranno: saranno momenti culturali e soprattutto di fede. Non mancherà un segno eloquente che dica che la nostra fede si traduce in carità: un’opera di carità per i bisogni della nostra Catania, che rimanga nel tempo, oltre questo anno. Durante l’anno il velo di sant’Agata, segno del suo patrocinio su tutta la Arcidiocesi, sarà pellegrino nelle varie città e paesi della nostra Chiesa locale.
Ma sia un anno di rinnovamento spirituale e morale: perciò vi chiedo tre impegni. Il primo: la cura dei ragazzi e dei piccoli nelle famiglie. Non lasciateli per strada, collaborate con le scuole e le parrocchie, cari adulti. Nel 2026, a Natale, vorrò benedire tuti i bambini e le bambine che porteranno il nome, come primo nome, di Agata o Agatino o Salvatore, in onore dello sposo di sant’Agata, Gesù Salvatore: che si torni nelle famiglie a dare nomi cristiani, non di personalità che non possono essere esempi di vita cristiana e che non possiamo invocare il giorno del battesimo dei nostri bambini. Ma nel dare un nome cristiano, cari adulti, dovete impegnarvi all’educazione cristiana e umana dei vostri figli, sottraendoli da ciò che può nuocere al loro futuro, cioè alla malavita, alle dipendenze di ogni tipo, alla superficialità. Nel nostro museo, da un mese è esposta una piccola lapide, che risale all’epoca dei primi martiri, in cui si attesta che due genitori di Paternò portarono la loro piccola, Julia Florentina, morta a diciotto mesi, ad essere seppellita a Catania vicino ai martiri. Fate anche voi così, cari genitori, cioè fate crescere i vostri figli accanto ad esempi buoni e santi, fateli crescere accanto a sant’Agata, perché il senso di quella lapide è questa: se la bambina non fosse morta così piccola, i genitori l’avrebbero certamente fatta crescere ugualmente vicino a sant’Agata. L’altro impegno morale per tutti coloro che hanno a cuore la cosa pubblica, politici, amministratori di enti, imprenditori, uomini e donne delle istituzioni culturali: sappiate far rete perché Catania risorga nella concordia, nella cura di sé: via le lotte intestine, via gli interessi personali, via tutto ciò che ha frenato lo sviluppo di questa città e la sua pulizia morale. L’ultimo invito a voi giovai e ragazzi: rendetevi protagonisti di una vita bella e buona. Prendete sant’Agata ad amica della vostra giovinezza. E voi sacerdoti, catechisti, educatori, volontari, sappiate che questi giovani hanno bisogno di chi stia loro accanto, di chi “perda”, anzi doni loro il proprio tempo facendoli sentire amati. L’8 settembre, giorno della Natività di Maria Santissima e secondo una pia tradizione della nascita di sant’Agata, nella lettera pastorale Sui passi di sant’Agata per rendere ragione della speranza che è in noi, vi esorterò a questo ed altro, perché l’anno novecentesimo della traslazione delle sue reliquie sia di rinnovamento spirituale, morale, sociale”.