AGRUMICOLTURA: «PIU’ COOPERAZIONE TRA SICILIA E PAESI DELLA SPONDA SUD DEL MEDITERRANEO SU LOGISTICA E RISORSE IDRICHE”

Confronto della filiera agrumicola siciliana con i rappresentanti di Marocco, Tunisia e Turchia nell’ambito del progetto “Social Farming 2.0”

Un invito alla cooperazione sul fronte della logistica e dell’utilizzo consapevole delle risorse idriche. E’ questa la “sfida” da affrontare insieme in agrumicoltura, tra Sicilia e paesi del Mediterraneo produttori di agrumi. E’ quanto è emerso dal seminario “I Paesi emergenti, competitors della filiera agrumicola siciliana” che si è svolto sabato scorso, nell’ambito del Blue Sea Land, a Mazara del Vallo. Il seminario – che rientra tra le attività formative gratuite del progetto “Social Farming 2.0. Agricoltura sociale per la filiera agrumicola siciliana” promosso da Distretto Agrumi di Sicilia e Alta Scuola Arces con il contributo non condizionato di The Coca-Cola Foundation – ha messo a confronto il Distretto Agrumi di Sicilia con i rappresentanti di alcuni paesi dei Paesi del Mediterraneo competitors per quanto riguarda la produzione e la commercializzazione di agrumi: Hasan Aboujoub, rappresentante dell’Ambasciata del Marocco in Italia, Aniss Ben Rayana, coordinatore dell’Ufficio della cooperazione Internazionale al Ministero dell’Agricoltura della Tunisia; Domenico Romeo, Console Generale Onorario Turchia.

«E’ stato un confronto molto proficuo – ha detto Federica Argentati, presidente del Distretto Agrumi di Sicilia – perché siamo riusciti, per la prima volta, a discutere apertamente con alcuni dei paesi che ci fanno maggiormente concorrenza sul fronte della produzione agrumicola. E si è convenuto che ci sono problematiche comuni, come quelle della logistica e, soprattutto, quella di un migliore utilizzo delle risorse idriche per l’irrigazione, su cui si può costruire una cooperazione fattiva e utile allo sviluppo del comparto agrumicolo di tutto il Mediterraneo. Quello dell’approvvigionamento e della distribuzione dell’acqua nei terreni agrumetati è un tema da affrontare con grande celerità. Su questo lavoreremo e proveremo a costruire progetti di cooperazione internazionale. Grazie al progetto Social Farming che ha reso possibile questo confronto, in questa occasione si è aperto un dialogo che proveremo a tenere vivo con successivi momenti di confronto che possano andare più a fondo anche su altre tematiche, come i costi di produzione e del lavoro e le problematiche fitosanitarie, anche in relazione alle produzioni provenienti da paesi extra mediterranei».

«Arces – ha detto il presidente dell’Alta Scuola Arces, Francesco Attaguile – lavora sulle persone, cerca di individuare punti di convergenza e interessi comuni. L’argomento di questo seminario, e in generale l’agrumicoltura, è di grande interesse per tutte le popolazioni mediterranee e costituisce una importante ricorsa economica per tutta la cultura euromediterranea. Credo che trasmettere i nostri valori agroalimentari sia una missione importante che dobbiamo portare avanti congiuntamente».

“Questo seminario – ha aggiunto Dario Costanzo, project manager di Alta Scuola Arces – è organizzato dentro il più ampio progetto Social Farming che tende a favorire l’inclusione dei soggetti svantaggiati dentro la filiera agrumicola, migliorare la formazione delle risorse umane e accrescere le possibilità di inserimento professionale e, infine, diffondere il concetto di responsabilità sociale. In questa occasione affrontiamo il delicato tema della commercializzazione dei prodotti agrumicoli, che ha anche prodotto tensioni tra produttori e commercianti delle due sponde del Mediterraneo. Ma l’esigenza è che si possa passare dalla competizione alla cooperazione, per confrontarsi insieme con il mercato mondiale”.

“Proviamo – ha detto Hasan Aboujoub, rappresentante dell’Ambasciata del Marocco in Italia – a sgombrare il campo da falsi miti e fake-news sulle differenze tra il costo del lavoro e su una concorrenza che di fatto non c’è, perché abbiamo tutto da guadagnare a lavorare insieme. Venite in Marocco per condividere il know-how commerciale e logistico. Il nostro competitor comune oggi è la Spagna, perché per i trasporti non ha bisogno di usare il mare, che obbliga a disporre di una massa critica imponente di prodotto per essere conveniente. Lavoriamo insieme su logistica e sul patrimonio vivaistico. Abbiamo un grande patrimonio commerciale da condividere e che può creare un grande valore aggiunto”.

Anche da Aniss Ben Rayana, coordinatore dell’Ufficio della cooperazione Internazionale al Ministero dell’Agricoltura della Tunisia, è venuta un’apertura alla cooperazione su diverse tematiche, tra le quali ricerca, formazione, organizzazione della filiera, settore vivaistico, attività post raccolta, logistica e commercializzazione.