I Vintage di Sicilia: master class a Bianchi di Sicilia un viaggio nel tempo tra territori e grandi annate

CATANIA – Quando il tempo incontra la viticoltura d’eccellenza, il calice smette di essere un semplice contenitore di aromi e si trasforma in un vero e proprio archivio di memoria terrena. È con questo spirito che si è tenuta, nell’affascinante e suggestiva cornice di Piazza Scammacca, la masterclass inserita nel programma della manifestazione Bianchi di Sicilia 2026 con i saluti iniziali Maria Grazia Barbagallo, vicepresidente Ais Sicilia e delegata Ais Catania e la partecipazione come relatori di Francesca Scoglio, e Salvo Spampinato, entrambi sommelier dell’Associazione Italiana Sommelier AIS.

L’appuntamento intitolato “I Vintage di Sicilia: storia, territori e grandi annate del vino siciliano”, ha offerto ai partecipanti un’esperienza degustativa profonda, strutturata come un viaggio verticale ed evolutivo attraverso la straordinaria eterogeneità dei terroir dell’isola. La masterclass ha messo in luce come l’interazione tra i microclimi dell’isola dalle brezze saline delle coste ai suoli minerali dell’Etna, passando per le altitudini delle zone interne permetta ai vini bianchi, e non solo,  di sviluppare complessità terziarie di rara eleganza, mantenendo viva una spiccata e vibrante acidità.

Il percorso degustativo ha visto protagoniste alcune delle cantine più rappresentative della storia e dell’innovazione enologica siciliana. Tra stili interpretativi differenti e filosofie produttive che spaziavano dalla tradizione classica all’approccio naturale e artigianale, le etichette in degustazione hanno tracciato una vera e propria mappa sensoriale della Sicilia. I vini in degustazione:

Benanti – Contrada Rinazzo che ha presentato nel calice un profilo olfattivo con note pulite ed eleganti di zagare, fiori bianchi, mela verde ed erbe aromatiche, affiancate da marcate sfumature minerali ed idrocarburiche tipiche del suolo vulcanico, mentre al palato è teso, verticale e secco, con una spiccata acidità e un finale lungo e salino dal retrogusto di mandorla; Barone di Villagrande – Etna Bianco ha offerto un bouquet delicato e floreale con sensazioni di frutta a polpa bianca (mela, pera), erbe di campo e sottili note sulfuree, regalandoci un sorso fresco, equilibrato ed essenziale, caratterizzato da una spiccata vena acida e una trama minerale avvolgente ma mai pesante; Cantina Marilina – Sketta è stato un’espressione di Grecanico macerato dalle note di scorza d’agrumi, albicocca disidratata, macchia mediterranea e fiori secchi, che al palato offre una piacevole trama tannica leggera, una spiccata sapidità e una beva energica, fresca e persistente; Cantine Russo – Contrada Crasà si è distinto per profumi concentrati di pesca bianca, mela cotogna e ginestra, integrati da sentori vulcanici ed erbe officinali, per un sorso vibrante, dotato di ottima struttura, acidità ben integrata e un finale asciutto con una piacevole chiusura fenolica; COS – Pithos Bianco ha offerto al calice un vino da anfora ricco di note di frutta gialla matura, nespola, frutta secca e suggestioni terrose e balsamiche, dalla texture avvolgente e profonda, un sorso materico e sapido con un allungo fresco e un tannino lievissimo ma di grande carattere; Principi di Spadafora – Grillo invece ha regalato un bouquet fruttato e solare con sentori di agrumi maturi, melone giallo, fiori di campo e sottili sfumature vegetali, abbinato a un ingresso in bocca morbido e pieno, bilanciato da un’evidente scia sapido-marina e una persistenza fresca e piacevole; Duca di Salaparuta – Bianca di Valguarnera con un’Insolia storica e complessa, con aromi di frutta tropicale, agrumi canditi, vaniglia, frutta secca e delicate tostature, strutturato, cremoso ed elegante al palato, unendo la ricchezza dell’affinamento in legno a una solida spalla acida; Salvatore Marino – 1993 si è presentato intenso ed etereo, ricco di profumi di zibibbo, datteri, fichi secchi, scorza d’arancia candita e miele di castagno, con un sorso avvolgente, caldo e concentrato, sostenuto da una freschezza integrata che previene la stucchevolezza e regala un finale lunghissimo; infine Tasca d’Almerita – Vigna San Francesco con un Chardonnay che si è rivelato elegante e complesso, spaziando dalla frutta esotica e agrumi a note di burro, vaniglia, nocciola tostata e crosta di pane, risultando strutturato e voluttuoso ma supportato dalla freschezza dell’altitudine, con una persistenza interminabile e una grande longevità.

La degustazione si è svolta davanti a un pubblico attento ed entusiasta di appassionati, addetti ai lavori e sommelier. L’evento ha riaffermato il ruolo centrale di Bianchi di Sicilia nel valorizzare non solo la qualità immediata della produzione isolana, ma soprattutto il suo valore prospettico e culturale: una Sicilia del vino matura, consapevole della propria storia e pronta ad affascinare i palati di tutto il mondo attraverso la sfida del tempo.

Rocco Angelico