Milo celebra la natura e la filosofia a Vinimilo: l’incontro “Alberi, vino e filosofia” con Tiziano Fratus
MILO (CT) – Un viaggio suggestivo tra i boschi secolari delle pendici vulcaniche, la riflessione filosofica e le eccellenze enologiche del territorio. Si è svolto mercoledì 9 settembre a Fornazzo, frazione di Milo, nella cornice di Favazza Etna Winery, uno degli appuntamenti più attesi e originali della kermesse Vinimilo: l’incontro intitolato “Alberi, vino e filosofia”.
L’evento ha offerto al pubblico una profonda riflessione sul paesaggio e sulla tutela del patrimonio arboreo attraverso la voce di uno dei massimi esperti e cantori della natura in Italia: l’indiscusso protagonista Tiziano Fratus, scrittore e poeta che ama definirsi “un bosco che cammina, sono un bosco che radica e sradica”. Conosciuto anche come “homo radix”, ovvero “uomo radice”, Fratus da oltre un ventennio attraversa il paesaggio cercando di attuare una connessione emotiva, culturale e spirituale con i grandi alberi, le foreste, i boschi e, più genericamente, la natura.
Ad aprire l’incontro sono stati i saluti istituzionali e l’intervento della Sindaca di Milo, Maria Aurora Catalano, che ha voluto rimarcare il legame profondo e storico tra la comunità locale e la sua anima verde: “Nello stemma del comune di Milo abbiamo scritto ‘Nel bosco di Milo la salute e la salvezza’ – ha dichiarato la prima cittadina – quindi meglio di Milo per rappresentare il bosco e la sua potenzialità non poteva esserci”. A seguire, gli interventi istituzionali si sono arricchiti del contributo dell’Assessore allo Sviluppo economico del Comune, Giuseppe Messina. Nel corso della conversazione, Fratus ha condotto il pubblico in un percorso alla scoperta di alberi millenari in Italia e in giro per il mondo, con un legame profondo e naturale verso il territorio etneo e il maestoso Castagno dei Cento Cavalli, situato nel vicino borgo di Sant’Alfio.
Il suo discorso si è snodato tra le voci e i racconti “fastosamente bisbigliati da questi signori del tempo”, attingendo a quel vasto “silvario” – neologismo coniato dallo stesso autore per indicare le raccolte poetiche ambientate nei boschi e a contatto con le piante monumentali. L’attesa, la quiete, la penitenza, il dubbio, la mutevolezza, il candore, la speranza, il respiro, la resistenza, la sacralità, il ricordo e la cura sono state descritte come le “scintille” capaci di accendere il “paesaggio interiore” dell’uomo. Cardine dell’intervento è stato l’ascolto profondo: “C’è una grammatica che attende solo di essere ascoltata”, ha sottolineato Fratus riprendendo un passo dal suo suggestivo libro Il bosco è un mondo. “Una lingua che abbiamo dimenticato allontanandoci dal cuore selvatico della nostra immaginazione. Qualcuno la chiama boschese, qualcuno la chiama naturalezza, qualcuno la chiama selvatichezza. Ma non importa il suono delle parole che adottiamo, conta piuttosto il nostro fare ritorno alla radice dell’esistenza, il nostro posarsi di una foglia al suolo, al levarsi del sole ogni mattina da dietro le montagne. Siamo parte di questo istinto al movimento, un dono immenso”.
Il dibattito si è impreziosito dei contributi di Tommaso La Mantia, docente di Ecologia forestale dell’Università di Palermo, e del giornalista Turi Caggegi, che ha moderato con professionalità l’appuntamento. A conclusione dell’approfondimento culturale, la serata si è trasformata in un momento di convivialità e promozione enogastronomica. I partecipanti hanno potuto prendere parte a una ricca degustazione di eccellenze gastronomiche locali, accompagnate dai vini della Tenuta Favazza con un Etna Rosso Doc, Burkan e un Etna Bianco Doc, Diatrema, inoltre dai terreni argillosi della Sicilia orientale il Rosato di Nero d’Avola, Nura, Sicilia Doc e infine il 2024 Vino Bianco Fiurì, Terre Siciliane Igtcon uvaggio di Cataratto al 60% – Zibibbo 40%, suggellando il connubio perfetto tra la terra, i suoi frutti e la cultura millenaria che la abita.
R.Angelico


















































