Taormina, Casa Cuseni riabbraccia Corrado Cagli: il successo della giornata di studi sul “Nostos” tra esilio, identità e cultura queer
TAORMINA (ME)— Si è svolta ieri, 16 settembre, nella cornice storica di Casa Cuseni, l’attesa conversazione pubblica dedicata alla figura e all’opera di Corrado Cagli, appuntamento centrale del ricco programma culturale legato alla mostra Corrado Cagli: Nostoi. Roma New York Taormina, in corso a Palazzo Corvaja fino al 18 ottobre. A partire dalle ore 17.30, studiosi, accademici e appassionati si sono riuniti in quello che fu uno dei crocevia culturali più importanti della Taormina del secondo dopoguerra per approfondire il percorso internazionale dell’artista attraverso il tema del nostos, inteso non come semplice nostalgia del passato, ma come complesso processo di trasformazione tra esilio, memoria e ritorno.
L’incontro, introdotto da Franco Spadaro — Presidente della Fondazione R. H. Kitson Casa Cuseni —, ha messo in luce lo strettissimo legame creativo che legava Cagli alla dimora storica, dove oggi è custodita e visitabile l’opera Piccolo processo (1970), parte integrante dell’itinerario espositivo. Successivamente, la parola è passata ai curatori del volume edito da Dario Cimorelli Editore, Raffaele Bedarida e Franco Baldasso, insieme ai contributors John Gerard Champagne e Yasmin Riyahi. Particolare risonanza ha avuto l’approfondimento legato alla componente omoerotica dell’opera di Cagli e alla sua partecipazione alle stagioni fondanti della cultura queer a New York e a Taormina, tema sviluppato anche nell’ambito del progetto di terza missione “Maschilità Plurali” del dipartimento SARAS della Sapienza (coordinato da Romana Andò). L’esplorazione del corpo, attraverso il calcio e il balletto, ha confermato la capacità di Cagli di anticipare e attraversare i confini tra avanguardia e identità di genere.
Nel corso del dibattito, realizzato in collaborazione con Antonio Bifera e con il supporto di Sapienza Università di Roma e Bard College, sono stati affrontati i nodi cruciali della ricerca artistica di Cagli. Al centro dell’attenzione vi sono stati il fecondo dialogo dell’artista con la Sicilia, il suo rapporto con intellettuali del calibro di Ungaretti, Bontempelli e Carlo Levi, e la riscoperta di dimensioni meno note ma centrali della sua produzione, come il legame con la cultura di massa e lo sport. Particolare spazio è stato dedicato alle profonde riflessioni che l’artista ha affidato alle sue opere e al suo percorso biografico:
«La mia arte e il mio esilio non sono che parti di uno stesso viaggio attraverso le fratture della storia; il ritorno in Italia non è mai un rifugio nostalgico, ma un confronto spietato con le memorie rimosse, dall’identità ebraica ferita alle ipocrisie di un paese che fatica a fare i conti con il proprio passato fascista».
Al centro dell’attenzione vi sono stati il fecondo dialogo dell’artista con la Sicilia, il suo rapporto con intellettuali del calibro di Ungaretti, Bontempelli e Carlo Levi, e la riscoperta di dimensioni centrali della sua produzione legate alle tematiche d’approfondimento della mostra:
Identità ebraica e l’esilio: L’ascesa drammatica dell’antisemitismo e delle leggi razziali del 1938 estromisero violentemente Cagli da quella collettività nazionale che aveva contribuito a costruire. Un dramma espresso nella sua ossessiva rappresentazione di Davide e Golia, in cui Davide simboleggia al tempo stesso la radice ebraica nella cultura umanistica italiana e il marchio infamante della Stella di Davide. Omoerotismo e strategie queer: Apertamente bisessuale fin dal Ventennio, Cagli ha utilizzato l’omoerotismo come strumento ironico e dirompente per decostruire la retorica fascista. Attraverso le Allegorie, l’erotizzazione delle sculture classiche o i disegni di intimità tra commilitoni durante la guerra, l’artista ha sistematicamente destabilizzato i modelli di mascolinità dominante, anticipando le istanze LGBTQ+ e riflettendole nell’interesse per il calcio e per la danza. La memoria e la difficile eredità: La parabola di Cagli — da artista di punta del regime negli anni Trenta a esule, soldato dell’esercito americano per la liberazione d’Europa e infine intellettuale mal digerito dall’Italia del dopoguerra — offre una potente contro-narrazione rispetto alle semplificazioni storiche, evidenziando le difficoltà croniche della cultura italiana nel fare i conti con i lati più tragici del proprio passato totalitario.
La giornata si è poi conclusa con il trasferimento degli ospiti a Palazzo Corvaja per una visita guidata d’eccezione alla mostra curata da Raffaele Bedarida, suggellando un evento che ha ribadito la vocazione cosmopolita di Taormina e la vitalità di un progetto culturale capace di unire rigore scientifico e valorizzazione del territorio.
RoAn

